Il movimento dei proletari in divisa

Dal 1920 (moti di Ancona contro l’invio di bersaglieri in Albania) non si vedevano soldati in divisa sfilare per le strade). Negli anni ’70 le strade delle città italiane vedono di nuovo cortei “rivoluzionari” di militari con striscioni, cartelli, slogan (Roma, Milano, Brescia, Pordenone, Pisa, Treviso, Rimini… ), che si prendono di fatto il diritto di riunirsi, organizzarsi, manifestare.

Le idee

“La testa in cile e le gambe in portogallo”

Una definizione/immagine delle Forze Armate, attribuita a Montanelli, fornisce una immagine folgorante della situazione di quegli anni.
La testa erano i vertici con i vari generali/ammiragli Birindelli, Torrisi, Mereu, Maletti, Miceli ecc. che tessevano le trame nere e bianche per allineare l’Italia ai regimi autoritari e fascisti del fianco sud dell’Europa (la Spagna di Francisco Franco, il Portogallo di Salazar, la Grecia di Papadopoulus, la Jugoslavia di Tito… e la Francia post-gaullista).

Le gambe erano i soldati di leva, “i figli del popolo”, allontanati dalle loro case e dalle loro culture, estranei e isolati dai diversi dialetti…, gambe fragili e oppresse che vivevano la schiavitù della vita di caserma dove tutto il potere era nelle mani degli ufficiali, sottufficiali, caporali… ci voleva un miracolo perché le gambe trovassero una testa; e nacquero i proletari in divisa.

La storia dei “proletari in divisa” ha segnato, sottotraccia, la storia di quegli anni.

I PROLETARI IN DIVISA

Origine

Come nacque il movimento dei Proletari in Divisa (PID) e come fece sentire la sua voce.

La storia

Le idee

Scalfire l’autoritarismo delle gerarchie, con una piattaforma rivendicativa molto avanzata.

Approfondisci

Documentazione

Testimonianze e raccolta multimediale dei protagonisti dell’epoca.

Sfoglia

Proviamo a immaginare nuclei di “proletari in divisa” nell’esercito israeliano, americano, russo, iraniano, ucraino, thailandese… Fantapolitica? Forse ma… i PID non sono solo storia di altri tempi!